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Una “road map” per dare seguito agli Accordi di pesca Italia-Libia

La Sicilia leader in uno dei settori strategici in ambito geopolitico e geo-economico del Mediterraneo, grazie all’accordo in materia di pesca sottoscritto dal governo italiano nel corso della visita del Presidente del Consiglio, Mario Monti in Libia lo scorso 21 gennaio e dal Primo Ministro libico, Abdel Rahim al–Kib. L’Accordo tecnico-scientifico e produttivo sulla pesca fra Libia e Italia è stato firmato dal Sottosegretario alla Pesca del Governo Libico, Abdul Adim Al Gareo, e per la parte italiana dal Presidente del Distretto Produttivo della Pesca, Giovanni Tumbiolo (General Authority For Marine Wealth Mazara del Vallo – Regione Siciliana, Libia-Italia).

L’accordo prevede una cooperazione economica, tecnica e scientifica fra i due Paesi nei seguenti settori:

  • pesca
  • acquacoltura
  • lavorazione, trasformazione, commercializzazione di prodotti ittici
  • cantieristica navali
  • sviluppo dei Porti da pesca libici
  • formazione, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico

Il punto più importante dell’accordo è quello relativo alla limitazione degli sconfinamenti di pescherecci italiani in acque libiche, attraverso la costituzione di un consorzio/joint venture italo-libico che permetterà a trenta pescherecci del Distretto della Pesca siciliano di potere pescare a titolo sperimentale e attraverso campagne di ricerca nelle acque libiche.

“Il mare libico, la pesca, l’acquacoltura, i porti e tutte le attività connesse – ha spiegato il Presidente del Distretto della Pesca – sono una grande opportunità per ogni nazione. Aver definito una base di cooperazione impone a tutti l’uso di buon senso, di un atteggiamento positivo al fine di avviare una reale cooperazione scientifica e produttiva. Per queste ragioni – ha affermato Tumbiolo – credo che l’azione del Distretto debba lasciare il passo all’Osservatorio Mediterraneo della Pesca, coordinato dall’ing. Giuseppe Pernice, per consentire al Distretto, alla Sicilia, all’Italia di presentarsi al cospetto dei nostri interlocutori con il massimo delle competenze disponibili a livello scientifico, tecnico, giuridico, economico-finanziario e politico. Infatti la presenza nell’Osservatorio di personalità di altissimo valore è la migliore garanzia di imparzialità ed apertura”.

Tumbiolo ha proposto altresì il “coinvolgimento diretto delle organizzazioni professionali, sindacali, datoriali, e i loro competenti organismi tecnico-scientifici nel Mediterraneo, al fine di ottenere da parte della Sicilia e dell’Italia il miglior risultato possibile”.

Il Presidente del Distretto ha così delineato la “road map” dell’accordo che avrà come filo conduttore: l’applicazione della sostenibilità dei sistemi produttivi, il rigoroso rispetto dell’equilibrio ambientale e delle risorse marine viventi, la valorizzazione dei fattori sociali ed umani secondo i principi ed il modello della “Blue Economy” e la creazione in Libia di un “cluster marittimo. “Tutto ciò – ha concluso Tumbiolo – è già scritto negli accordi”.

Il Protocollo d’Intensa

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Resoconto Workshop IFI (Agosto 2011)

Il workshop del 5 Agosto 2011 è stato pensato come momento d’incontro per facilitare l’individuazione delle aziende che rappresentino delle “eccellenze” del comparto ittico in Sicilia, mettere in relazione queste imprese con il soggetto attuatore del progetto e con altri enti e istituzioni coinvolti, e comprendere quali, delle imprese incontrate, mostrano un reale interesse per lo scambio e l’internazionalizzazione con e verso i paesi arabi, e in particolare con la Giordania.

Il workshop, svoltosi a Mazara Del Vallo, presso il Distretto Pesca, ha avuto inizio con la presentazione alle imprese e agli esponenti del Distretto della Pesca presenti, del progetto IFI – Internazionalizzazione Filiera Ittica. Conclusa la presentazione dell’azione progettuale, ampio spazio è stato dato alle imprese presenti, che hanno illustrato la loro storia, la loro attività e i prodotti realizzati.

La LISMA e ASARO srl, tra i maggiori armatori di Mazara del Vallo; la VALFRIGO, una delle più note aziende di progettazione, realizzazione e installazione di impianti frigoriferi navali e industriali operanti a Mazara del Vallo, che vanta una esperienza pluridecennale e che, oltre a servire il mercato locale, opera su tutto il territorio nazionale e anche in ambito internazionale, in particolare con i paesi rivieraschi dell’Africa (Tunisia).

La NAV.I.MEC S.r.l., che svolge la propria attività nel settore della pesca professionale in qualità di costruttrice di impianti atti a soddisfare le esigenze di un mercato sempre più all’avanguardia e che si colloca oggi “prima in Italia” e fra i primi quattro al mondo per la costruzione do long-liner per la pesca di tonno e pesce spada.

Le aziende presenti, che rappresentano delle punte di eccellenza del comparto direttamente legato alla pesca o a settori ad essa collegati, sono già in buona parte aperte alle operazioni di scambi e internazionalizzazione, ed operano già in alcuni paesi esteri e in particolare in quelli del mondo arabo del mediterraneo. Gli imprenditori si sono mostrati dunque, durante l’incontro, fortemente interessati a una partecipazione ad una missione operativa a scopi commerciali in Giordania, reputato un altro mercato emergente e interessante da esplorare. In modo particolare, l’interesse degli armatori si è concentrato, nella discussione odierna, sulla possibilità di un ulteriore accordo bilaterale che permetta di avere una flotta di pesca italiana con bandiera Giordana, e più in generale sono state invece esplorate le possibilità d’implementazione di stabilimenti ittico-conservieri in Giordania, così come quelli che già esistono in altri paesi del mondo arabo.

Ciò che emerso dalla discussione è in entrambi i casi l’assoluta necessità di tutela, sia da parte del governo italiano nazionale, in particolare del Ministero degli Affari Esteri, che di quello regionale, per l’intero periodo dell’investimento. In questo senso viene sottolineata l’esistenza di un protocollo di cooperazione tra la Sicilia e la regione di Aqaba, proprio nel campo agro-ittico alimentare, firmato nel 2009, che rappresenta un ulteriore punto di forza e stimolo per gli imprenditori siciliani interessati all’esplorazione di questa nuova frontiera commerciale.

 

Rapporto annuale sulla pesca e sull’acquacoltura 2010

È stato pubblicato il “Rapporto annuale 2010 sulla pesca e sull’acquacoltura in Sicilia”, così come previsto dalla Legge regionale n.16/2008. Il Rapporto è stato redatto dal Comitato scientifico dell’Osservatorio mediterraneo della pesca, riconosciuto, attraverso l’art. 7 della Legge, quale organo di supporto per la politica della pesca della Regione Siciliana e presieduto dall’Ing. Giuseppe Pernice.

Il Rapporto costituisce una radiografia approfondita sulle luci ed ombre del sistema ittico siciliano. Esso fornisce dati sulle risorse ittiche nei mari siciliani, sullo stato della flotta siciliana e sulle conseguenze economiche e sociali dell’attuazione delle direttive comunitarie relative alla riduzione dello sforzo di pesca. Parallelamente vengono affrontati i temi dell’”innovazione tecnologica” e del “risparmio energetico”.

Di seguito alcuni dati emersi dal Rapporto: a luglio 2010 in Sicilia risultano attivi 3.017 pescherecci, il cui tonnellaggio medio è di poco superiore alle 20 tonnellate; la diminuzione dei natanti è stata costante: più del 75% degli oltre 1.500 pescherecci ritiratisi dall’attività negli ultimi 10 anni sono usciti nel periodo tra il 2000 e il 2005; i posti di lavori persi nella filiera nell’ultimo triennio sono stati 4500; la riduzione del pescato siciliano dal 2009 ad oggi è stata di circa il 30%. A ciò bisogna aggiungere una paradossale diminuzione dei prezzi alla banchina di molte specie insieme all’aumento costante e vertiginoso dei costi di produzione. Gli effetti della crescita del prezzo del gasolio da autotrazione hanno aumentato considerevolmente l’incidenza del costo del carburante sui costi totali di gestione. Le previsioni di un trend ancora crescente del prezzo del carburante per il 2011, mettono nuovamente in allarme il settore già in sofferenza. Per pescare un chilogrammo di pesce si consuma il triplo del gasolio rispetto ai Paesi europei. I costi energetici in pratica incidono oltre il 50% rispetto alla media europea.

Il “Rapporto annuale 2010” è redatto in tre lingue: italiano, inglese e francese, affinché possa essere strumento utile anche ai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, con i quali è necessario costruire comuni strategie per la salvaguardia e la tutela del patrimonio ittico. L’alto valore scientifico “aggiunto”, che il Rapporto racchiude in sé, dovrà necessariamente esplicarsi attraverso la preziosa fruizione da parte dello stesso comparto oggetto d’analisi.

* Foto da BlogBiologico

Il Distretto della Pesca

La Sicilia vanta una vocazione naturale per le attività legate al mare e la filiera ittica riveste una grande rilevanza nel suo tessuto produttivo, sia per l’importanza economica che la caratterizza sia per il suo contributo in termini di occupazione. Dal punto di vista della localizzazione territoriale, nella Regione sono presenti poli di forte concentrazione produttiva che si accompagnano ad aree in cui le diverse attività assumono prevalentemente carattere artigianale.

L’industria della pesca in Sicilia è certamente un’attività di grande rilevanza sia per il numero di addetti che per l’importanza economica che la caratterizza. A Mazara del Vallo, che rappresenta da sempre il porto peschereccio più importante della pesca italiana e del bacino del Mediterraneo, sono concentrate le problematiche relative alla pesca a strascico d’altura, alla pesca oceanica, dell’industria della trasformazione del pescato e della commercializzazione; secondo la definizione comunitaria essa è “zona dipendente della Pesca”.

Fra i punti di forza va certamente registrata l’esistenza di una buona organizzazione produttiva e commerciale, la presenza di una importante comunità tunisina che consente di dare maggiore flessibilità al mercato del lavoro locale e che pure si caratterizza per una qualificata consistenza. Fra gli altri aspetti positivi vi è da registrare un crescente impulso in favore del pescaturismo, l’attività che consente ai pescatori di integrare il proprio reddito con lo sviluppo di servizi turistico-ricettivi, anche se è opportuno sottolineare che l’attuale normativa siciliana non consente l’estensione dei provvedimenti a tutta la filiera produttiva, in ragione anche all’esigenza di riconversione e diversificazione.

La presenza attiva e ben consolidata di imprese del distretto (ittiche e della cantieristica navale) in varie nazioni del Mediterraneo ha fatto si che il Distretto pesca sia nato già quale distretto “transnazionale”. Oggi circa 20 imprese hanno creato solide basi di cooperazione con partners di Paesi rivieraschi, in Tunisia, in Libia, Egitto, Cipro, Creta, ed anche fuori dagli Stretti, es. Oman ecc. Il Distretto produttivo della pesca è interpretato come cluster di imprese che svolgono attività simili secondo una logica di filiera orizzontale e verticale, ed è caratterizzato dalla compresenza di soggetti pubblici e privati. L’insieme di attori istituzionali ha competenze specifiche e opera nell’attività di sostegno all’economia locale; inoltre, a sostegno di una logica di sviluppo locale, coinvolge anche diverse realtà sociali e culturali ed economiche, in un’ottica di integrazione e in conformità agli strumenti legislativi regionali vigenti.