La produzione ittica riveste per la Sicilia un ruolo fondamentale all’interno del tessuto economico e imprenditoriale, configurandosi come un importante settore dell’economia sia regionale che nazionale. Si tratta in particolare di imprese di pesca o di allevamento e di industrie ittico-conserviere che si occupano di attività di trasformazione, lavorazione, conservazione e commercializzazione del prodotto ittico, di cui troviamo numerose realtà imprenditoriali soprattutto nelle province di Agrigento, Trapani e Palermo.

Il miglioramento progressivo della qualità del prodotto è il primo passo per rendere più competitivo questo sistema produttivo locale. Molto si è fatto in tal senso e molti prodotti ittici siciliani sono oggi collocati in nicchie di mercato alte e redditizie. Esistono tuttavia i margini per incrementare il loro livello di competitività, e ciò è rappresentato sia dall’innalzamento della dotazione tecnologica applicabile ai processi produttivi ed ai prodotti, che dall’attivazione di migliori strategie di mercato.

L’accentuata frammentazione del tessuto produttivo, determinata dalla diffusa micro dimensione delle imprese del settore, ha generato una carente capacità di visione del mercato. In molti casi l’approccio al business è improvvisato, spesso incapace di guardare oltre i confini regionali, con reali processi d’internazionalizzazione. Da questo punto di vista le aziende leader esistenti, generalmente di medie dimensioni, sono espressione di buone prassi e di efficaci strategie, riproducibili in altri contesti. Il trasferimento di prassi positive, tuttavia, richiede, tempo e la presenza di soggetti intermediari che sappiano coinvolgere le aziende di piccole dimensioni in percorsi di crescita guidati che portino, in sostanza, all’ispessimento della cultura d’impresa. Il miglioramento delle capacità gestionali, il ricorso a figure manageriali, lo sviluppo di una chiara visione prospettica del mercato e la capacità di accogliere in azienda e gestire i processi di innovazione, sono le sfide, forse, più complesse che l’imprenditoria del settore ittico siciliano dovrà affrontare nei prossimi anni.

Questa analisi mette in evidenza la nascita, in alcuni settori produttivi regionali e tra questi quello ittico, di un processo virtuoso di crescita, in grado di modernizzare i processi interni alla struttura produttiva e di guardare ad un ampio orizzonte di mercato. Ciò significa che, pur nelle difficoltà generali, l’isola mostra potenzialità di sviluppo che vanno individuate con maggiore chiarezza, e, fare leva su ciò che di nuovo e di vitale si affaccia sul mercato siciliano, può essere un buon punto di partenza per immaginare un percorso nuovo di sviluppo.

Il Distretto della Pesca

La Sicilia vanta una vocazione naturale per le attività legate al mare e la filiera ittica riveste una grande rilevanza nel suo tessuto produttivo, sia per l’importanza economica che la caratterizza sia per il suo contributo in termini di occupazione. Dal punto di vista della localizzazione territoriale, nella Regione sono presenti poli di forte concentrazione produttiva che si accompagnano ad aree in cui le diverse attività assumono prevalentemente carattere artigianale.

L’industria della pesca in Sicilia è certamente un’attività di grande rilevanza sia per il numero di addetti che per l’importanza economica che la caratterizza. A Mazara del Vallo, che rappresenta da sempre il porto peschereccio più importante della pesca italiana e del bacino del Mediterraneo, sono concentrate le problematiche relative alla pesca a strascico d’altura, alla pesca oceanica, dell’industria della trasformazione del pescato e della commercializzazione; secondo la definizione comunitaria essa è “zona dipendente della Pesca”.

Fra i punti di forza va certamente registrata l’esistenza di una buona organizzazione produttiva e commerciale, la presenza di una importante comunità tunisina che consente di dare maggiore flessibilità al mercato del lavoro locale e che pure si caratterizza per una qualificata consistenza. Fra gli altri aspetti positivi vi è da registrare un crescente impulso in favore del pescaturismo, l’attività che consente ai pescatori di integrare il proprio reddito con lo sviluppo di servizi turistico-ricettivi, anche se è opportuno sottolineare che l’attuale normativa siciliana non consente l’estensione dei provvedimenti a tutta la filiera produttiva, in ragione anche all’esigenza di riconversione e diversificazione.

La presenza attiva e ben consolidata di imprese del distretto (ittiche e della cantieristica navale) in varie nazioni del Mediterraneo ha fatto si che il Distretto pesca sia nato già quale distretto “transnazionale”. Oggi circa 20 imprese hanno creato solide basi di cooperazione con partners di Paesi rivieraschi, in Tunisia, in Libia, Egitto, Cipro, Creta, ed anche fuori dagli Stretti, es. Oman ecc. Il Distretto produttivo della pesca è interpretato come cluster di imprese che svolgono attività simili secondo una logica di filiera orizzontale e verticale, ed è caratterizzato dalla compresenza di soggetti pubblici e privati. L’insieme di attori istituzionali ha competenze specifiche e opera nell’attività di sostegno all’economia locale; inoltre, a sostegno di una logica di sviluppo locale, coinvolge anche diverse realtà sociali e culturali ed economiche, in un’ottica di integrazione e in conformità agli strumenti legislativi regionali vigenti.

Il 22 Luglio 2010 si è svolto a Palermo presso la sede di Aira Srl il primo workshop previsto all’interno del progetto IFI, nel quale è stato presentato il progetto sull’Internazionalizzazione Filiera Ittica (IFI) mettendo in evidenza il duplice obiettivo dell’iniziativa: realizzare un network euro-arabo per la valorizzazione del comparto; coinvolgere esponenti del mondo scientifico e imprenditoriale per affrontare problematiche e possibili sviluppi del settore.

All’incontro erano presenti, oltre il gruppo di lavoro di AIRA srl, soggetto attuatore del progetto; la Dott.ssa Angela Cuttitta, in rappresentanza dello IAMC – CNR; mentre come esponenti del mondo imprenditoriale hanno partecipato, Ignazio Piazza, Presidente del Consorzio Operatori della Pesca della Sicilia Occidentale, e Gaetano Tosto, imprenditore italiano che opera già in Giordania e che all’interno del progetto ricopre un ruolo fondamentale, quale soggetto d’interscambio con gli imprenditori locali.

Il workshop ha avuto inizio con la presentazione del progetto IFI – Internazionalizzazione della Filiera Ittica Siciliana. I componenti del gruppo di lavoro hanno illustrato le fasi previste e le modalità con cui l’azione progettuale intende, da un lato, mettere in comunicazione gli attori del “sistema pesca” (imprese, territorio, enti di ricerca) al fine di favorire la massima diffusione tra le imprese siciliane di buone prassi di crescita, e dall’altro, pianificare un confronto con nuove aree di mercato, come quelle dei paesi arabi, per definire corretti processi di internazionalizzazione dei prodotti e del know-how del settore ittico siciliano.

Si è proceduto in seguito con i lavori della giornata, che hanno visto in primo luogo, un’analisi, da parte degli esponenti del mondo scientifico e imprenditoriale e del gruppo di lavoro, della situazione attuale in materia di internazionalizzazione del prodotto ittico siciliano, e delle similitudini, differenze, e possibilità di scambio della materia prima, tra la Sicilia e i paesi arabi, e in particolare con la Giordania.

È stato dunque riscontrato che il terreno di confronto privilegiato nel settore della ittico è quello del pesce azzurro, che interessa entrambe le realtà territoriali, e le cui differenze riscontrate possono divenire proprio il terreno fertile per uno scambio commerciale produttivo e positivo per i due paesi. Viene preso ad esempio il caso delle sardine, che in Sicilia si presenta un pesce di piccole dimensioni dal corpo affusolato, che viene commercializzata fresca, congelata, ma soprattutto conservata sott’olio e sotto sale, e che nel territorio Giordano presenta invece una pezzatura di maggiori dimensioni, che potrebbe suscitare l’interesse delle industrie conserviere siciliane per la realizzazione di un prodotto diversificato. Allo stesso tempo, le piccole dimensioni delle sardine siciliane potrebbero riscontrare l’interesse da parte del mercato ittico giordano. Il responsabile dell’Organizzazione dei Produttori della Pesca procede a precisare che, le imprese di pesca associate, trattando un prodotto assai reperibile, non effettuano azioni di scambio di questo tipo, ma al contrario, l’internazionalizzazione viene già in parte effettuata da alcune aziende di trasformazione e conservazione del prodotto ittico, a cui il pesce viene venduto, e che ulteriori realtà imprenditoriali potrebbero essere interessate allo scambio commerciale oltre che al trasferimento delle proprie conoscenze e competenze presso altre realtà del mediterraneo. Allo stesso tempo viene confermato, d’altro lato, da chi già lavora nel territorio giordano, la predisposizione del governo del paese ad accogliere iniziative di scambio e investimenti commerciali legate a diversi settori, di cui quello ittico, nel territorio di Aqaba, può rappresentare una importante possibilità.

Nella fase finale dei lavori vengono analizzati quelli che possono essere i possibili strumenti per l’individuazione delle eccellenze nel settore ittico siciliano. Il gruppo di lavoro di AIRA srl, spiega dunque, che la fase attuale di ricerca mira a creare, attraverso la conoscenza delle imprese tramite i successivi workshop, una sorta di mappatura delle realtà esistenti legate al comparto ittico, e capire quante di queste effettuano già azioni di internazionalizzazione (import e/o export) e quali di queste, per prodotti, metodologie e capacità commerciali rappresentino una eccellenza nel settore, “esportabile” all’estero.

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